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Di che pasta è fatto un ex-Doge

Vidi per la prima volta Giancarlo Galan nel 2005, al Festival del Cinema di Venezia. A quel tempo era Governatore del Veneto. Si muoveva attorniato da un brioso codazzo, animato perlopiù da quel genere di persone che solitamente tendo a catalogare sotto la voce “petabrose”.

Lo osservai attentamente, in ogni suo movimento ed espressione. Ebbi la conferma di quello che già pensavo di lui, avendolo precedentemente seguito in televisione e sui giornali.

Non ci voleva poi molto per comprendere di che pasta fosse fatto quell’uomo, e ciò nonostante a quel tempo c’era così tanta gente che gli voleva bene e soprattutto lo votava, che Galan veniva chiamato “Il Doge”.

Una volta terminato il mandato di Governatore diventò Ministro di qualcosa e poi ancora di qualcos’altro, successivamente Presidente della Commissione Cultura presso la Camera dei Deputati, e infine indagato, accusato, processato, arrestato e rinchiuso in galera. In pratica fece la stessa parabola della palla rinviata con un calcio dal portiere: dal basso all’alto e poi, una volta esaurita la spinta propulsiva, ancora verso il basso, in caduta libera. Questione di gravità, nel caso della palla. Questione di onestà, etica, morale, nel caso di Galan.

Tra le accuse che gli si muovevano, svettava anche quella di avere rubato allo Stato e cioè ai cittadini (compresi quello che lo votavano) la bellezza di oltre 15 milioni di euro (fonte Wikipedia). Lui inizialmente cercò di dire che non era vero, poi che non era il solo colpevole, e in chiusura che soldi da restituire non ne aveva. Ai giudici non rimase altro che requisirgli la casa valutata dai periti 2,6 milioni di euro – nello specifico Villa Rodella di Cinto Euganeo in provincia di Padova, una costruzione risalente al XVI secolo. Eccoci arrivati al punto.

Lasciando la villa sequestrata per trasferirsi assieme alla moglie altrove, Giancarlo Galan si è portato via non solo gli arredi, come si fa in un comune trasloco, ma anche i termosifoni e i sanitari, danneggiando l’abitazione fino a renderla non abitabile.  In precedenza era successo solamente in Campania e in Sicilia che degli stabili sequestrati, per mafia o camorra, fossero danneggiati per sfregio. Alla faccia di quelli ancora convinti che il nord sia migliore del sud.

Sono gesti come questo che svelano la vera essenza della personalità di Giancarlo Galan. Più delle ruberie, degli intrallazzi e degli altri reati.

Un atto del genere testimonia l’enorme livore che l’ex-Doge nutre nei confronti di chi gli ha messo i bastoni tra le ruote, e cioè la legge, le regole, la giustizia, lo Stato. Proprio come i criminali che vediamo nei film, quando una volta arrestati non danno segno di resa, né tanto meno di pentimento, ma si rivolgono ai poliziotti, ai giudici, alla legge tutta, con arroganza, sdegno e ripugnanza.

Perché a quella gente le regole fanno schifo, a patto naturalmente che non siano le loro, così come gli fa schifo chi le segue e ancora di più chi vorrebbe farle rispettare.

Giancarlo Galan è solo uno del branco, gli altri sono ancora in giro.

Ricky Bizzarro