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Il nuovo bassista dei Rolling Stones

Nel 1993 andai a Londra con Carlo Casale. Ci ospitò Paul Stones, che a Londra ci viveva già da più di dieci anni. Credo fu in quell’occasione che i due si conobbero ( scusa Carlo J ) .

Va beh, la faccio breve: Paul era uno ben inserito nel giro della musica londinese.

Proprio in quel periodo Bill Wyman si licenziò dai Rolling Stones, ed era cosa nota che la band stava organizzando le audizioni per trovare il sostituto. Quello che invece era noto solo a Paul, visto che aveva messo in giro la voce, era che il sottoscritto fosse un bassista italiano giunto a Londra proprio per partecipare a quei provini. Un matacchione!

Una sera eravamo a cena in un ottimo ristorante texano, il “Lone Star”, ed eravamo ubriachi, come tutti i giorni. C’era una band country che suonava. Erano vestiti come Hank Williams o giù di lì. A un certo punto la band smise di suonare e il cantante fece un annuncio al microfono, al termine del quale tutto il locale, che era veramente grande, scoppiò in un fragoroso applauso. Non conoscendo bene l’inglese non compresi una parola di quel discorso, anche perché mi stavo godendo una succulenta insalata messicana zeppa di salse e altre robe buonissime. Fu allora che Paul mi disse: “ Alsate e saeuda! Dai, movate! Alsate e saeuda!”.

  • “Alsate e saeuda chi?”
  • “Alsate e saeuda tutti!”
  • “Ma tutti chi?”
  • “Tutto el local! Te si el novo bassista dei Rolling!”
  • “Mi?”
  • “Si, ti!”
  • “Ma situ ebete?”
  • “Alsate!”

Mi alzai e salutai tutti con il piglio della rock star consumata. L’applauso continuò. Ritornai alla mia insalata e chiesi spiegazioni. Paul mi disse che aveva detto al gestore del locale o direttamente alla band, adesso non ricordo, che le audizioni erano terminate e che io ero il nuovo bassista degli Stones. “Habemus bassistam!”. Londra mi stava salutando.

Uscimmo dal locale non prima di avere chiamato un taxi. Ero incendiato dall’alcool e fuori, così almeno disse Paul, c’erano già i paparazzi, che però io non ricordo di avere veduto. Arrivò il taxi e uscimmo. Paul mi sorreggeva. Misi il piede tra il marciapiede e il taxi e cadendo scomposto dissi : “ORCODIO!”. Paul mi aiutò a rialzarmi dicendo “ Ecco, sgamai!”. Ce ne andammo. La storia finì lì, in coda a quell’”orcodio”.